Sportello unico telematico   Home pages  


VENTENNALE DELLA IDEAZIONE DELL’ATTO IN FORMA ELETTRONICA

Cagliari, 5 marzo 1999

Pisa, 15 maggio 1999

Giovanni Duni

LO SPORTELLO UNICO TRA INNOVAZIONE E REMORE(*)

 

a) Sportello tradizionale e sportello tecnologico.

Il concetto di "sportello" coinvolge i rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione nei suoi aspetti positivi ed in quelli deteriori.

Se pensiamo allo sportello in senso letterale, prevale l’aspetto fisico: piccola porta, un varco in un vetro, che consente di parlare e di passare carte tra impiegato ed utente. Accompagniamo l’idea (che già di per sé implica un distacco tra autorità e suddito) ad una lunga fila e l’aspetto deteriore dell’impatto con la P.A. è completo.

Ma sportello è anche un concetto logico, cui può corrispondere una realtà materiale molto più positiva. Sportello è il momento di incontro tra cittadino e P.A., che può avvenire in un ufficio senza barriere fisiche, con un funzionario che riceve il cittadino presso il suo tavolo, facendolo sedere su di una comoda poltrona.

Un altro profilo che viene in mente negli ultimi anni è quello di sportello tecnologico. Le ditte costruttrici di tecnologie informatiche da tempo offrono alle P.A. apparecchiature molto avanzate per mettere in contatto le P.A. ed i cittadini in modo automatico. Si tratta invero di piccoli gioielli tecnologici, facili da usare: spesso basta toccare semplicemente lo schermo. Oggi i più completi, per talune funzioni, richiedono il riconoscimento del "cliente" per mezzo di un tesserino (tessera elettronica del cittadino o, più semplicemente, il tesserino magnetico del codice fiscale).

Il problema di tutte queste tecnologie è la necessità di riempirle di funzioni, ossia di utilizzarle effettivamente in proporzione all’investimento che comportano. Abbiamo avuto dei casi di sportelli tecnologici che si limitavano a fornire gli orari degli uffici e dei musei.

Oggi le potenzialità sono meglio sfruttate, soprattutto presso comuni del nord Italia: non solo si possono avere certificati automatici, ma si è anche avviata la possibilità di inoltrare istanze ed innescare così procedimenti amministrativi. Queste possibilità sono oggi estremamente potenziabili da quando è stata adottata la soluzione della firma digitale come metodo di firma elettronica. Oggi è possibile identificare in modo certo che chi sta operando dietro un terminale elettronico è realmente la persona giusta.

Devo dire subito che la soluzione dello sportello automatico non è l’unica soluzione avanzata possibile. Ve ne sono almeno altre due: A) lo sportello presidiato da un impiegato, supportato da un efficiente terminale informatico; B) lo sportello virtuale, ossia l’accesso alla P.A. attraverso le reti telematiche: ossia, attraverso Internet.

Lo sportello presidiato - a fronte di una minore apparenza di modernità - offre dei vantaggi indiscutibili. Spesso il cittadino sente il bisogno di colloquiare con un impiegato. Non si tratta solo di una esigenza psicologica: spesso il colloquio chiarisce problemi che l’interfaccia della macchina lascerebbe irrisolti, con un totale blocco della situazione.

Lo sportello virtuale tramite Internet, fino a qualche anno fa sembrava inaffidabile, ma da quando è stata adottata la firma digitale come metodo di identificazione certa dell’operatore si sono aperte delle prospettive enormi. Nel campo commerciale il commercio elettronico si avvia ad assumere un ruolo sempre più importante. Nel campo delle P.A. i Comuni più avanzati stanno attivando soluzioni di accesso alle procedure tramite internet (ho letto che Trieste avrebbe scelto questa metodologia).

Non mi sento di optare per l’una o l’altra di queste tre soluzioni: secondo me occorrerà operare su tutti e tre i fronti, attivando sportelli automatici, sportelli presidiati ed accessi via Internet. Le esigenze di "colloquio" tra P.A e cittadino sono infatti molto varie oggettivamente: si va dalla necessità di informazioni di carattere generale alle informazioni specifiche su procedure avviate dall’interessato, fino alla attivazione di procedimenti. L’utenza poi è molto varia: si va dal professionista evoluto, al servizio di una grande impresa, alla vecchietta di paese. Sono anche molto diverse le realtà delle varie P.A.; tuttavia - discutendo di obbiettivi - dobbiamo sempre puntare al meglio e quindi puntare a tutti i tre tipi di sportelli tecnologici. Sul piano pratico è ovvio che rispetto a situazioni di arretratezza dobbiamo prevedere tempi più lunghi; rispetto a comuni piccoli dobbiamo proporre consorzi, la cui attuazione è ben possibile attraverso la rete, che annulla le distanze. Questi consorzi tra Comuni potrebbero essere molto proficuamente gestiti presso l’ente Provincia, che in tal modo vedrebbe rivitalizzato il proprio ruolo.

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b) Le novità normative: le fonti.

Lo sportello unico è sempre stato un’aspettativa latente del cittadino. Come vedremo più oltre, era punto centrale degli studi progettuali della teleamministrazione. Il legislatore del 1998 ha ritenuto di poterlo realizzare fuori da un sistema organico di workflow telematico, limitandolo per altro all’insediamento delle attività produttive. Ma, anche con questa limitazione, le difficoltà non saranno poche: gli amministratori ed i dirigenti degli enti locali hanno già manifestato le loro preoccupazioni.

Le prime difficoltà esistono già al momento di individuazione delle fonti normative di riferimento. I testi da considerare sono i seguenti:

la delega per la semplificazione ed il decentramento contenuta nell’art. 1 della L. 17 marzo 1997, n. 59, nonché la delega-delegificazione in favore del potere regolamentare, contenuta nell’art. 20; comma 8 (nota 1), , in riferimento ai punti 26, 42, 43 e 50 dell’allegato 1

il Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112, che oltre a molte disposizioni che decentrano alle Regioni ed agli enti locali funzioni dello Stato, istituisce lo sportello unico per le attività produttive (artt. 23 e segg.).

Il regolamento sullo sportello unico (DPR 20 ottobre 1998, n. 447, in G.U. 28 dic. 1998, n. 301).

Giova inoltre ricordare:

Il regolamento sul protocollo informatico (DPR 20 ottobre 1998, n. 428, in G.U. 14 dic. 1998, n. 291).

L’art. 7 della L.R. 24 dicembre 1998, n. 37, che accoglie le regole dello sportello unico e stanzia incentivi.

Il sistema delle fonti è quindi alquanto complesso, poiché abbiamo l’attuazione di due deleghe parallele contenute nella stessa legge 59/97: quella per i decreti legislativi (da cui è nato lo sportello unico del D. 112/98) e quella dell’art. 20, comma 8 (da cui è nato lo sportello unico del DPR 447/98). Per fortuna non si vedono contrasti tra questi atti (il DPR nelle premesse si basa sull’art. 20 della 59, ma nelle disposizioni si richiama al D. 112); se vi fosse stato un contrasto, non sarebbe stata chiara la prevalenza: anche se è vero che il D. Legisl. prevale sui regolamenti, è altresì vero che l’art. 20 della L. 59 mira a portare la materia a livello regolamentare.

Probabilmente la soluzione corretta è la seguente: essendo l’introduzione dello sportello unico particolarmente innovativa, il Governo ha preferito intervenire preliminarmente con un atto avente forza di legge, utilizzando la delega di cui all’art. 1 della L. 59/97. Il successivo intervento, dichiarato ex art. 20, comma 8, si è sovrapposto agli artt. 23 e segg. del D. Legisl. 112/98. Essendo stato esercitato il potere di delegificazione, il nuovo testo non si integra, ma prevale sul precedente, ancorché di rango superiore; infine, poiché disciplina l’intera materia (art. 15 delle preleggi), ha abrogato gli artt. da 23 a 27 salvi i richiami espliciti.

 

c) Le novità normative: i contenuti.

Che cosa impongono e quali discrezionalità lasciano i decreti ora ricordati? Devo dire, per altro, che non esistono contrasti tra il D. Legisl. ed il regolamento. È tuttavia importante concludere che, in futuro, sarà sufficiente l’esercizio del potere regolamentare per modificare il D.P.R. 447/99.

Il D.Legisl. 112/98 ed il DPR 447 impongono:

      1. l’unificazione del procedimento e l’eventuale conferenza di servizi;
      2. il coinvolgimento (artt. 4 e 7 del DPR 447) delle amministrazioni che, secondo la legislazione vigente, devono rilasciare "atti autorizzatori o di consenso", essendo preposte ad interessi pubblici quali la sicurezza o la tutela di vincoli: paesistico e territoriali; sismici; idrogeologici; forestali ed ambientali; a tutela del patrimonio storico, artistico ed archeologico;
      3. l’informazione telematica preventiva ed a carattere generale sulle procedure da seguire;

d) la gestione telematica dell’informazione sui procedimenti avviati.

Lasciano comunque aperta la porta ad un più ampio ricorso alla telematica: è importante perché apre la strada a realizzazioni più avanzate, senza necessità di interventi legislativi.

Riscontriamo quindi due limiti importanti della normativa:

1) Questi tre obbiettivi attengono agli insediamenti delle attività produttive, quindi non riguardano il comune cittadino.
2) Inoltre il D. 112 ed il DPR 447 NON impongono la vera e propria gestione telematica del procedimento. Quindi: è possibile la procedura cartacea, con la comunicazione di tutti i passi ad un sistema di informazione. Questo sistema di informazione potrebbe essere il protocollo informatico di cui al DPR 20 ottobre 1998, n. 428.

Dico subito che il protocollo informatico, isolatamente considerato, non è certo l’obiettivo che soddisfa chi persegue il meglio dell’efficienza. L’obiettivo dell’informazione telematica al cittadino (ed alla stessa P.A.) è certamente importante, ma, se perseguito in un mondo ancora cartaceo, potrebbe costituire un appesantimento delle procedure. Il D.P.R. 428 non è molto esplicito, ma una corretta interpretazione dovrebbe collegarsi agli obbiettivi di cui all’art. 2, comma 2, del D.P.R. 447/8. La conseguenza sarebbe la necessità della regola secondo la quale non si può spostare nessuna carta da un tavolo all’altro, se l’addetto al protocollo informatico non ne prende nota per consentire l’informazione telematica: un’attività aggiuntiva non trascurabile.

La prima lacuna del sistema, ossia la limitazione del vantaggio alle sole procedure per gli insediamenti produttivi, deve essere colmata al più presto generalizzando il sistema dello sportello unico per tutte le procedure amministrative e quindi per tutti i cittadini. Questo obbiettivo richiede un più completo sfruttamento della delegificazione di cui all’art. 20 della L. 59/97, che consenta l’estensione del metodo dello sportello unico. Anzitutto alle procedure che coinvolgono in primis l’amministrazione comunale (pensiamo alle concessioni edilizie a favore di tutti gli aventi diritto). Ritengo però che - attraverso la telematica - lo sportello unico per il cittadino debba essere decentrato localmente anche per procedure che giuridicamente riguardino essenzialmente lo Stato, la Regione e la Provincia, anche senza coinvolgimento del Comune.

Avvicinare la P.A. al cittadino deve essere il metodo operativo generale e non deve riguardare solo le pratiche comunali. Quando prenotiamo un aereo (a quanto mi è stato detto), attiviamo una procedura presso un centro elaborazione dati situato in India. Cosa impedisce che anche pratiche automobilistiche o di porto d’armi o di edilizia scolastica superiore non possano essere attivate fisicamente presso un Comune, anche se poi saranno gestite da un altro ente? L’importante è combinare le esigenze del cittadino con le competenze previste dalla legge.

Sia per le finalità dello stesso D.P.R. 447, sia per questi più ampi progetti, è evidente la necessità di fare un passo avanti nell’utilizzo della telematica: secondo me esistono tutti i presupposti per rifiutare lo sportello unico cartaceo, e puntare direttamente allo sportello unico telematico, inteso nel senso più corretto e completo di sportello unico che attiva un workflow telematico all’interno della stessa amministrazione e nei rapporti con le altre amministrazioni che devono essere coinvolte nel procedimento. Una siffatta soluzione, che poi non è altro che la teleamministrazione ideata nel 1978 e perfezionata nel 91-93, assorbe ogni altro problema (non occorrono attività aggiuntive per il protocollo, poiché è lo stesso sistema del lavoro telematico che crea automaticamente le informazioni di protocollo; non vi sono problemi di ubicazioni fisiche degli sportelli, poiché le reti annullano le distanze e non sarà più necessario venire a Cagliari per le pratiche che riguardano la Regione o lo Stato.

 

d) Sportello unico e sportello unico telematico. La teleamministrazione.

Come ho accennato, le tecnologie consentono soluzioni avanzatissime. La difficoltà sta nell’utilizzarle, ossia nell’adattare le tecnologie al diritto ed il diritto alle tecnologie e nell’inserire poi effettivamente le soluzioni nelle apparecchiature disponibili.

Una delle prime proposte di modernizzazione effettiva che ebbi cura di formulare fu quella di unificare le procedure relative ad una sola pratica innanzi ad una sola amministrazione pubblica: si tratta del principio base della teleamministrazione.

Ma qui è forse opportuno fare una precisazione:

la teleamministrazione si basa su concetti fondamentali di cui si celebra il XXennale: forma elettronica, gestione in rete delle procedure e firma elettronica, intesa come identificazione dell’operatore. Ha le sue lontane origini in una relazione che presentai nel convegno quinquennale della Corte di Cassazione del 1978 nel quale ipotizzai l’atto amministrativo in forma elettronica, il procedimento telematico e la firma elettronica (nota 2).

La parola teleamministrazione fu adottata più tardi, nel 1991, sempre in un convegno della Corte di Cassazione e nel 1993 furono definiti i capisaldi di questa nuova filosofia di gestione dell’attività amministrativa.

I capisaldi sono 10, ma, volendo concentrarci su quelli che attengono allo sportello unico, mi limito ad esporre i primi:

- IL CITTADINO PRESENTA LA PROPRIA ISTANZA PRESSO UN’AMMINISTRAZIONE, CHE ASSUME LA GESTIONE DELL’INTERO PROCEDIMENTO.

- SI APRE UNA "PRATICA AMMINISTRATIVA" UNICA, INDIPENDENTEMENTE DAL NUMERO DELLE AMMINISTRAZIONI INTERESSATE.

- SIA PER I PASSAGGI INTERNI, SIA PER I PARERI E NULLA-OSTA ESTERNI, VIENE TELEMATICAMENTE INVIATO UN MERO "ALLERTAMENTO" AL TITOLARE DELL’UFFICIO CHE DEVE OPERARE IL SUCCESSIVO INTERVENTO DAL PROPRIO TERMINALE, DIVENTANDO IL RESPONSABILE DELLA PROCEDURA IN QUELLA FASE.

- OGNI INFORMAZIONE RELATIVA A PRESUPPOSTI ESISTENTI PRESSO PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI È ACQUISITA IN VIA TELEMATICA, SENZA ATTIVITÀ DEL CITTADINO (attuazione e superamento dell’art. 18, commi 2 e 3, della L. 241/90).

OMISSIS"

Vi sono altri capisaldi, ma soprattutto i primi tre chiariscono che teleamministrazione e sportello unico telematico sono praticamente la stessa cosa e vanno entrambi fatti risalire al 1991-93. Del resto sarebbe stato assurdo che, nell’impostare una soluzione innovativa o, come fu detto, rivoluzionaria, riproducessi in forma elettronica i difetti dell’attività cartacea.

Se abbandoniamo la carta, che ha tanti pregi (soprattutto, per me è meno stancante nella lettura), lo facciamo perché la carta impedisce i flussi di lavoro telematico (workflow): solo i segnali elettronici corrono sui fili e quindi solo documenti elettronici potranno essere accettati nel nuovo sistema. Ma allora, sacrificata la carta sull’altare del workflow, sarebbe assurdo non strutturare il sistema al meglio delle potenzialità disponibili.

Ecco perché si escluse che il cittadino dovesse presentare istanze presso varie amministrazioni per la stessa pratica. Ecco perché si escluse l’idea che il flusso di lavoro dovesse avvenire con la posta elettronica, che ha almeno due inconvenienti: 1) duplica i documenti ogni volta che la si usa, con ovvi problemi nella univocità dei riferimenti; 2) spezza ogni volta l’unicità della procedura telematica presso il server dell’amministrazione procedente.

 

e) Il D.Legisl. 112 ed il DPR 447 tra innovazione e ristagno. Il problema dei rapporti tra amministrazioni diverse.

Perché il D. Legisl. 112 del 1998 ed il regolamento 447 prevedono lo sportello unico anche nel mondo dell’amministrazione cartacea?

È prevalso l’intento di non ritardare l’effetto pratico per il cittadino-imprenditore, ove l’attuazione effettiva della teleamministrazione dovesse prendere tempo. La Confindustria premeva per l’obbiettivo dello sportello unico ed il Governo la ha accontentata: entro il 27 maggio 1999 tutti i Comuni devono essere in grado di gestire le domande di insediamenti produttivi (2 mesi per l’entrata in vigore del regolamento DPR 447/98 + 90 giorni = 27 maggio).

Non si tratta di termini puramente ordinatori: si attribuisce al cittadino imprenditore una situazione soggettiva ben individuata: probabilmente si tratta di "meri interessi legittimi" e quindi non sarebbe accolta una richiesta di risarcimento di danni; giova tuttavia ricordare che la lett. h, del comma 5 dell’art. 20 della L. 59/97, prevede indennizzi forfetari per i ritardi delle P.A. (nota 3): norma costituente principio direttivo per il potere regolamentare delegificante, che non è stata tuttavia utilizzata nell’emanazione del regolamento sullo sportello unico (nota 4).

Lasciamo per un momento da parte le preoccupazioni del termine del 27 maggio e vediamo gli altri aspetti della innovazione.

Il cittadino deve avere rapporti con una sola Amministrazione che gestirà l’intera procedura. Questa amministrazione, nelle norme esaminate, è il Comune.

E poiché il Comune è l’amministrazione territorialmente più diffusa, è destinata a diventare lo sportello unico di tutte le procedure, anche oltre il D.P.R. 447, che, a mio avviso, è da considerare solo un punto di partenza.

Le norme che stiamo esaminando hanno solo innescato la semplificazione, addossando un nuovo onere all’ente locale, che dovrà fare interagire differenti amministrazioni pubbliche: onere tutt’altro che lieve e dal quale non sono neppure escluse le procedure con autocertificazione previste dall’art. 6 e 7 del D.P.R. 447, nelle quali sono d’obbligo le verifiche successive ad opera delle varie amministrazioni interessate.

Ma potrà funzionare tutto questo senza la telematica? Potranno le amministrazioni locali, spesso inadeguate, sostituirsi davvero al cittadino-postino nel trasmettere tutte le documentazioni necessarie alle amministrazioni competenti per chiedere pareri e nulla-osta?

Dal punto di vista della informatizzazione e della telematica le nuove norme aprono degli sprazzi, quando impongono la necessità di rendere disponibili in rete (internet?) le informazioni necessarie per avviare un’attività produttiva. Altri sprazzi si leggono là dove si prevede che documentazioni potranno essere trasmesse alle altre amministrazioni in via telematica. (Ho letto che Trieste avrebbe già avviato l’ulteriore passo dell’inoltro della domanda in via telematica, via internet, con identificazione del mittente tramite la firma digitale).

Ma il 27 maggio è vicino e temo che non saranno poche le delusioni, fatta eccezione per quei casi in cui si realizzino le seguenti condizioni:


1) si tratti di Comuni nel cui territorio non esistono eccessive necessità di interazione con altre amministrazioni, per l’assenza di vincoli paesistico e territoriali; sismici; idrogeologici; forestali ed ambientali; a tutela del patrimonio storico, artistico ed archeologico;

2) negli altri casi devono concorrere due condizioni:
a) i Comuni devono avere la volontà e le capacità di avviare procedure telematiche;
b) devono potere interagire con amministrazioni parimenti disponibili ed attrezzate per il "colloquio" telematico.

Perché il mio pessimismo se non si verificheranno queste condizioni? Mi baso su di una esperienza assimilabile.

Anche la L. 241 del 1990, all’art. 18, voleva venire incontro al cittadino, evitandogli i certificati ed andando oltre l’autocertificazione: bastava scrivere che i dati erano in possesso di altra amministrazione. Ma non ha mai funzionato; tant’è che si è dovuto rivitalizzare l’autocertificazione, regolamentata nuovamente, anche nel 1998.

È evidente che solo un sistema telematico potrà rendere effettivo lo sportello unico. Altrimenti il Decreto 447 rischia di risolversi in un boomerang nella maggior parte dei Comuni che non potranno essere all’avanguardia dell’efficienza: cessata la collaborazione del cittadino-postino, l’amministrazione comunale sarà intasata da tanti problemi aggiuntivi da rallentare notevolmente la velocità del procedimento.

Un sistema telematico, invece, specie se rispondente ai canoni della teleamministrazione, tende a rendere ‘unica procedura’ quella che oggi è un insieme di procedure collegate. Il concetto di procedimento tenderà ad essere sostituito da quello di atto amministrativo a formazione progressiva.

Ma a questo punto il pessimismo si converte in ottimismo se si considera che si è istaurata una sorta di gara tra i Comuni più avanzati per andare oltre i minimi della normativa e tendere ad una gestione telematica più completa.

Il mio auspicio è che la teleamministrazione diventi realtà attraverso lo sportello unico: non per quei minimi delle norme, ma per lo stimolo che lo sportello unico esercita ad andare avanti, sia come perfezionamenti telematici, sia come estensione dei vantaggi anche al cittadino non imprenditore.

f) Prevenire la babele informatica degli sportelli unici.

Devo manifestare una preoccupazione notevolissima sulla funzionalità del sistema globale degli sportelli unici: se non si terrà subito conto del pericolo, si potrà verificare una babele di soluzioni e per uscirne dopo esserci accorti del guaio ci vorranno sforzi e spese assurde.

Ogni amministrazione pubblica ha una sua autonomia di autorganizzazione e potrebbe adottare sistemi informatici differenti, rendendo difficile, poi, la gestione dei procedimenti che investono più enti. Lo sportello unico telematico potrebbe fallire sul piano della varietà di soluzioni adottate in concreto.

Cosa potrebbe accadere: un Comune grande o un consorzio di comuni piccoli potrebbe adottare un sistema tecnico di sportello telematico di tipo A ed altri una soluzione di tipo B, C, ecc.

Tutti questi Comuni dovranno tuttavia colloquiare con le medesime amministrazioni regionali e statali aventi competenze poste a tutela di specifici interessi pubblici.

Se non si vorrà gestire il tutto con il banale metodo della posta elettronica (ho appena accennato agli inconvenienti che presenta) sarà indispensabile che gli uffici centrali (Regione o Stato) che dovranno colloquiare con più Comuni, usino un’interfaccia, cioè un software identico per tutti: non sarebbe possibile pretendere dallo stesso funzionario di imparare 10, 20, 100 sistemi, anche se simili nelle finalità.

Questo accadrebbe perché con la gestione telematica dei procedimenti, alla luce delle normative dello sportello unico e della ‘filosofia’ di avvicinare la P.A. al cittadino l’ufficio dell’amministrazione centrale diventa tecnicamente un terminale di quella periferica e non viceversa. Potrebbe sembrare una stranezza, ma l’avvicinamento al cittadino impone nuove strategie organizzative.

Confidiamo che questo messaggio venga raccolto da chi di dovere. (Fino a quando non si sarà pronti a soluzioni globali - nel colloquio con le amministrazioni esterne - è forse preferibile ricorrere al pur criticabile sistema della posta elettronica).

I messaggi che provengono dal mondo della ricerca in genere ed universitaria in specie hanno dei destini imprevedibili: a volte giacciono per decenni prima di essere recepiti; altre volte determinano facili entusiasmi e - abbagliati dall’obbiettivo finale - si rischia di non vedere quei problemi che devono necessariamente essere affrontati fin dall’inizio perché lo scopo venga poi effettivamente raggiunto.

Concludo dicendo che questo pericolo della babele degli sportelli unici è scongiurato per la Sardegna, se, come si spera, verrà approvata la bozza di disegno di Legge presentata dal Gruppo 8° per la riforma della Regione, che ha previsto, per una informatizzazione globale del territorio regionale, la creazione di un consorzio tra la Regione e tutti gli altri enti, proprio allo scopo di gestire unitariamente le scelte che coinvolgono più amministrazioni.

Vi ringrazio dell’attenzione.


(*) Il testo di questo studio è basato sulla relazione tenuta nel convegno promosso dall’Associazione Teleamministrazione e svoltosi presso l’Università di Cagliari il 5 marzo 1999 (Lo sportello unico telematico). L’autore ha poi ripreso il tema in un convegno organizzato dall’Università di Pisa il 14-15 maggio 1999 e da questa seconda relazione sono derivati il titolo definitivo ed alcune integrazioni di contenuto. torna al testo

(1) comma 8: In sede di prima attuazione della presente legge e nel rispetto dei principi, criteri e modalità di cui al presente articolo, quali norme generali regolatrici, sono emanati appositi regolamenti ai sensi e per gli effetti dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, per disciplinare i procedimenti di cui all'allegato 1 alla presente legge, nonché le seguenti materie – omissis); torna al testo

(2) L’accettazione dell’idea della firma elettronica è divenuta definitiva con il DPR 10 novembre 1997, n. 513, pubblicato il 13 marzo 1998, che ha adottato la soluzione tecnica, tra le varie possibili, della firma digitale o criptazione asimmetrica. Ora è anche perfezionato il regolamento tecnico: Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 febbraio 1999. torna al testo

(3) Si riporta il testo della norma: "h) previsione, per i casi di mancato rispetto del termine del procedimento, di mancata o ritardata adozione del provvedimento, di ritardato o incompleto assolvimento degli obblighi e delle prestazioni da parte della pubblica amministrazione, di forme di indennizzo automatico e forfetario a favore dei soggetti richiedenti il provvedimento; contestuale individuazione delle modalità di pagamento e degli uffici che assolvono all'obbligo di corrispondere l'indennizzo, assicurando la massima pubblicità e conoscenza da parte del pubblico delle misure adottate e la massima celerità nella corresponsione dell'indennizzo stesso." torna al testo

(4) Non è questa la sede per approfondire i problemi derivanti dalla mancata previsione degli indennizzi. Non pare che questa violazione della delega importi l’invalidità del regolamento nel suo complesso. Il problema è vedere si possa comunque azionare il diritto all’indennizzo di cui alla lett. h. Probabilmente, se la questione fosse stata di competenza della Corte Costituzionale, avremmo avuto una pronunzia additiva (incostituzionalità nella parte in cui non prevede); è auspicabile che anche gli altri giudici utilizzino tali tecniche, dirette a perseguire una giustizia sostanziale, che faccia salvo il principio della norma di rango superiore e tuttavia conservi il testo normativo nel suo complesso. torna al testo